Postura e Movimento5 min di lettura

Mal di schiena? Forse il problema non è la schiena

Martina Marson

Martina Marson

Arriva in studio. Si siede. "Ho mal di schiena."

È la frase che sento più spesso. E la mia prima risposta è sempre la stessa: "Fammi vedere come cammini."

Lo so, la reazione è di sorpresa. Sei venuta per la schiena e io ti chiedo di camminare? Sì. E adesso vi spiego perché.

La schiena è il capro espiatorio

Il corpo umano è una catena. Ogni segmento influenza quello sopra e quello sotto. Quando un anello non funziona come dovrebbe, quelli vicini compensano. E la compensazione, protratta nel tempo, diventa dolore.

La zona lombare — quella dove la maggior parte delle persone sente "il mal di schiena" — è spesso la vittima, non la causa. È il segmento che paga il prezzo di caviglie rigide, anche immobili, un bacino che non ruota e un torace che si muove come un blocco unico.

Ecco perché trattare solo la schiena — massaggi, antidolorifici, rinforzo lombare — dà sollievo temporaneo ma non risolve il problema. Se non affrontate la causa, il dolore torna. Sempre.

Un test che potete fare adesso

Mettetevi in piedi. Camminate normalmente per qualche metro. Adesso chiedetevi: quando faccio un passo con il piede destro, il mio braccio sinistro oscilla naturalmente in avanti? Il mio bacino ruota leggermente? Il mio torace controruota rispetto al bacino?

Se la risposta è "non lo so" o "non credo", avete già un indizio importante.

La camminata è il movimento fondamentale dell'essere umano. È lo schema motorio su cui il nostro corpo è progettato per funzionare: una sequenza di rotazioni alternate tra bacino e torace, con le braccia che oscillano in controfase alle gambe. Quando questo schema si degrada — per anni di vita sedentaria, posture lavorative, vecchi infortuni — il corpo trova scorciatoie. Compensa. E prima o poi, qualcosa fa male.

Il disastro della sedentarietà

Pensate alla vostra giornata tipo. Sveglia, colazione seduti, auto, scrivania per otto ore, auto, divano, letto. Il corpo passa la stragrande maggioranza della giornata in flessione: anche piegate, ginocchia piegate, spalle in avanti.

Dopo mesi e anni in questa posizione, i muscoli si adattano. I flessori dell'anca si accorciano. I glutei si "addormentano". La mobilità toracica si riduce. Le caviglie perdono dorsiflessione. Non è un processo doloroso in sé — è lento, silenzioso, progressivo.

Il dolore arriva quando chiedete al corpo qualcosa che non riesce più a fare: sollevare una valigia, giocare con vostro figlio, correre per prendere l'autobus. Il movimento richiede capacità che avete perso, e la schiena paga il conto.

Cosa funziona e cosa no

Vi dico cosa **non** funziona: aggiungere esercizi a un corpo che si muove male. Se il vostro schema di camminata è compromesso, se le vostre anche non ruotano, se il torace è un blocco rigido — fare crunch, plank e stacchi non risolverà il problema. State costruendo forza sopra un movimento disfunzionale. È come mettere un motore potente su una macchina con le ruote storte: più accelerate, più andate fuori strada.

Vi dico cosa funziona: ripartire dal movimento. Prima di rinforzare, bisogna ripristinare. Prima di caricare, bisogna insegnare al corpo a muoversi correttamente nei pattern fondamentali — camminare, ruotare, flettere, estendere.

Questo è il principio che guida il mio lavoro in studio. Non parto mai dagli esercizi. Parto dall'osservazione: come vi muovete? Dove il corpo compensa? Quali segmenti hanno perso mobilità?

Tre cose che potete fare da domani

Non vi darò una lista di esercizi — sarebbe irresponsabile senza avervi visto muovere. Ma posso dirvi tre cose che fanno una differenza reale:

**Camminate con intenzione.** Niente mani in tasca, niente telefono in mano. Lasciate oscillare le braccia, fate passi di lunghezza normale, sentite il contatto del tallone e poi la spinta della punta. Dieci minuti al giorno di camminata consapevole sono più utili di un'ora in palestra con movimenti compensati.

**Interrompete la sedentarietà.** Ogni 45 minuti di scrivania, alzatevi e muovetevi per 2 minuti. Non servono esercizi — basta camminare, allungarvi, ruotare il busto. Il nemico non è la postura seduta in sé, ma la durata ininterrotta.

**Ascoltate i segnali precoci.** Il mal di schiena acuto è quasi sempre l'ultimo stadio di un processo lungo. Prima arrivano segnali più sottili: rigidità mattutina, fastidio dopo essere stati seduti a lungo, una spalla che non ruota come l'altra. Non ignorateli.

Se il dolore c'è già

Se il mal di schiena è già presente, se torna ciclicamente, se limita le vostre attività — non aspettate che peggiori. Un'analisi del movimento fatta da un professionista competente può identificare in una sessione le cause reali del problema.

Nel mio studio a Oderzo, la prima cosa che faccio con ogni persona nuova è esattamente questa: osservare come si muove, capire dove il corpo compensa, e costruire un piano di lavoro che parte dalle cause, non dai sintomi.

Se volete capire come il vostro corpo si muove realmente, possiamo parlarne. La prima conversazione è sempre gratuita.

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Martina Marson

Martina Marson

Personal Trainer, Preparatrice Atletica (NSCA CSCS), Functional Patterns HBS. Fondatrice di Bilanciere Fondente.

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